I NUMERI PARLANO

Dentro lo Staff

Dietro ogni partita c’è un lavoro silenzioso fatto di video, dati e dettagli che spesso sfuggono agli occhi del pubblico. Alessandro Bianciardi, scout man del ChorusLife Volley Bergamo, ci porta dentro il suo mondo: scopriamo come si prepara un’avversaria, come si legge un tabellino e perché, nella pallavolo di oggi, un numero può cambiare una scelta tattica.

C’è chi vive la partita dal campo, chi dalla panchina e chi, invece, la osserva attraverso una lente fatta di statistiche, immagini e dettagli. È il lavoro dello scout man: una figura sempre più centrale nella pallavolo moderna, capace di trasformare ogni azione in informazioni preziose per allenatori e giocatrici.

Per la rubrica Dentro lo Staff entriamo nell’area tecnica insieme ad Alessandro Bianciardi, lo scout man del ChorusLife Volley Bergamo. Con lui scopriamo cosa succede dietro le quinte di una settimana di lavoro, come nasce l’analisi di un’avversaria e perché un tabellino, da solo, non racconta mai tutta la verità.

Un’intervista che è anche un piccolo viaggio dentro la pallavolo: per imparare a guardare una partita con occhi diversi, quelli di chi cerca, in ogni dettaglio, la chiave per fare la differenza.

Il ruolo

Partiamo dalle basi: chi è e cosa fa uno scout man all’interno di una squadra di pallavolo?

“Lo scoutman è la persona all’interno dello staff che si occupa di fornire tutti gli strumenti e i dati elaborati per lo studio delle partite e dei giocatori, che siano essi avversari o di casa. La maggior parte del lavoro è fuori dal campo, analisi ed elaborazione dei dati di altre partite sono il grosso del lavoro. Ogni settimana lo scoutman guarda e analizza almeno una decina di partite tra campionato, coppe ed estero. Quindi direi 80% fuori dal campo e 20% durante la partita. Diciamo che gran parte dei numeri sono soggettivi, quindi oltre alla parte oggettiva di gara ci sono anche tante interpretazioni sulla riuscita o meno di un fondamentale. Gran parte delle valutazioni sono anche in accordo con lo staff tecnico per essere tutti “sulla stessa lunghezza d’onda””.

Impariamo a leggere il tabellino

Quando un tifoso guarda un tabellino, quali sono le prime tre informazioni che dovrebbe imparare a leggere?

“Il tabellino spesso è un po’ bugiardo. Per un tifoso meglio tifare che fermarsi sui numeri”

Partiamo dalla ricezione: cosa ci raccontano percentuali ed “errori” e perché non basta guardare il dato finale?

“In ricezione l’errore diretto è spesso considerato un errore pesante, probabilmente è la prima cosa da guardare anche se ci sono casi e casi. A volte meglio ricevere un po’ peggio, ma non prendere mai punto diretto”.

In attacco, invece, come si interpreta la differenza tra punti, errori, murate subite ed efficienza?

“Nel tabellino ci sono simboli e codici specifici per la valutazione dell’attacco, così si può capire subito quanti punti vengono fatti a fronte di quanti errori. È sempre un dato fondamentale che deve essere interpretato dall’allenatore per capire cosa vuole in quel momento. Vanno bene tanti punti a fronte di qualche errore o meglio fare meno punti ma sapere di sbagliare di meno? La risposta a questa domanda spesso comporta il far giocare un giocatore oppure un altro”.

Se una giocatrice chiude una partita con 20 punti, possiamo dire automaticamente che ha giocato un grande match?

“Fare 20 punti è già un gran traguardo, ma il contesto è tutto. Se un giocatore fa pochissimi errori in una partita, ma sono tutti concentrati alla fine di un set perso, non si può dire che abbia giocato una grande gara”.

E per una palleggiatrice: quali numeri ci aiutano davvero a capire la qualità della sua prestazione?

“Il palleggiatore è il ruolo più complesso da capire in generale, figuriamoci in un tabellino. Oltre alle battute c’è gran poco da capire dal tabellino per un palleggiatore se non qualcosa riferito alla distribuzione”.

Il muro e la battuta spesso sembrano statistiche semplici: quali sono invece i dettagli che uno scout man va a cercare?

“Sia per il muro che per la battuta (come in realtà per tutto) è fondamentale il giusto rapporto tra errori, palle neutre e punti. Il “giusto” non è definito da un numero preciso o da un rapporto, ma è sempre interpretato dallo scoutman, allenatore e staff per capire cosa serve e in quale momento. Se in uno specifico momento della partita l’allenatore ritiene di dover cercare un ace in battuta probabilmente manderà in battuta l’atleta che ha la percentuale più alta di ace (a prescindere dall’errore). Al contrario, se un’atleta deve dare continuità in battuta, l’allenatore sceglierà un’atleta che ha un miglior rapporto tra ace ed errori”.

Esiste un dato che, secondo te, viene spesso sottovalutato da chi legge le statistiche?

“Per me il dato più sottovalutato è il punto in fase break o cambio palla. Il punto in fase break ti porta a vincere le partite”.

Puoi farci un esempio di una situazione in cui il tabellino racconta una cosa, ma andando a vedere il video si scopre qualcosa di molto diverso?

“Se un giocatore fa tanti punti con pochissimi errori a tabellino sembra una grande partita, ma se quei pochissimi errori sono tutti concentrati alla fine del set, magari perso direste comunque che ha fatto una grande partita? Non credo”.

Dal numero al video

Quando prepari l’analisi di un’avversaria, da dove cominci?

“Parto sempre da come attaccano in ciascuna delle 6 rotazioni. Questo ci dice immediatamente chi è il loro terminale offensivo preferito a seconda di chi si trova in prima linea. E’ importante anche capire quanto è ripetibile una determinata situazione”.

Come si “studia” una squadra attraverso i video? Quali sono le cose che vai a cercare per prime?

“Capire gli eventi che si ripetono in determinate situazioni ti permette di creare una contro offensiva e di essere preparato su cosa faranno gli avversari quando ci giochi contro”.

Il lavoro durante la partita

Cosa succede a un tuo dato o a una tua osservazione una volta che viene raccolta? Come arriva all’allenatore? E può capitare che tu veda qualcosa durante la partita che cambi una scelta tattica dello staff?

“Durante la gara, le mie analisi arrivano direttamente sul tablet in panchina. Dal lì si può controllare se l’avversario sta giocando “secondo i piani” o no. A esempio, se rilevo che in un momento particolare l’attaccante avversaria sceglie sistematicamente il colpo in diagonale, l’allenatore può subito spostare la posizione del nostro muro-difesa”.

Un piccolo “corso accelerato” per i tifosi

Se domani un tifoso volesse iniziare a leggere una partita con gli occhi di uno scout man, da cosa gli consiglieresti di partire?

“Di osservare la partita in maniera più oggettiva possibile. Il giocatore ha fatto la scelta migliore in quel momento? Se no, cosa poteva fare? e Perché non l’ha fatto?”

Quali sono tre cose da osservare durante una partita oltre al punteggio?

“Le rotazioni, la distribuzione e trovare il punto debole degli avversari”.


Qual è un errore che commette quasi sempre chi interpreta le statistiche senza conoscere la pallavolo?

“Magari viene confuso qualche ruolo. Le statistiche di ricezione di un opposto sono quasi inutili, così come i colpi in attacco di un palleggiatore. A mio avviso sono numeri che quasi certamente non influenzano il risultato di una gara”.


Come si legge l’efficienza in attacco?

“Il numero di punti tolti gli errori e le murate subite diviso il totale dei colpi. È proprio qui che fare pochi errori aiuta molto”.


Quanto del tuo lavoro consiste nel cercare di prevedere ciò che succederà prima ancora che accada?

“Cercare di trovare la sistemicità in determinate situazioni è fondamentale, è il modo che ti permette di prevedere e prevenire le scelte avversarie”.


Qual è la cosa che hai imparato sulla pallavolo facendo lo scout man che non avresti mai immaginato prima di iniziare?

“L’attenzione ai dettagli e la precisione dei dati. I numeri parlano e parlano chiaro. Vanno letti nel modo giusto”.

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